Dott. Paolo Esopi

Specialista in Ortopedia e Traumatologia

Direttore U.O.C. Ortopedia e Traumatologia - Ospedale di Dolo (VE) - ULSS 3

Sintomi, Diagnosi e Cura dell'Artrosi All'Anca

Gli Approfondimenti e L'Esperienza del Dott. Esopi

La coxartrosi o artrosi dell'anca è una patologia cronico-degenerativa dell'articolazione dell'anca dovuta a una progressiva alterazione della cartilagine articolare. A queste alterazioni si accompagna il dolore, la limitazione nel movimento fino a compromettere la normale deambulazione. Si distinguono due forme di coxartrosi: una primitiva, più frequente nell'età avanzata nella quale le cause spesso sono sconosciute, ed una secondaria, conseguente a patologie traumatiche, infettive, reumatiche o vascolari come la necrosi asettica della testa del femore.
L’artrosi dell’anca può essere dovuta anche ad una predisposizione genetica come la displasia congenita dell’anca.

I Sintomi

I sintomi sono progressivi ed ingravescenti.
Iniziano con dolore inguinale e limitazione funzionale alla mobilizzazione dell’anca. A volte i pazienti lamentano dolore al distretto lombo sacrale e/o al ginocchio. La limitazione funzionale si manifesta durante il cammino che spesso è accompagnato da zoppia ed anche alla difficoltà ad indossare scarpe e calze.

La Diagnosi

La diagnosi viene posta, assieme ad un semplice esame clinico, dall’esecuzione di radiografie del bacino e dell’anca in diverse proiezioni. Esami strumentali più complessi come TC o RMN sono riservati a pochi casi ed hanno lo scopo di chiarimento diagnostico o studio di deformità particolari come nelle artrosi secondarie in seguito a pregresse fratture.

La Cura

La cura dell’artrosi dell’anca trova beneficio nelle fasi iniziali da trattamenti conservativi che consistono prevalentemente nella fisiokinesiterapia.
I trattamenti possono essere manuali, eseguiti quindi dal fisiterapista od elettrici. Il trattamento manuale di prima battuta nella coxartrosi iniziale consiste nel pompage dell’anca che è una manovra di terapia manuale che consiste in trazioni lente graduali e progressive. Nell’anca hanno lo scopo di migliorare l’idratazione cartilaginea. Le terapie elettriche che danno maggior beneficio nella fase iniziale dell’artrosi sono la magnetoterapia e la Tecarterapia.
L’uso di farmaci antiinfiammatori (FANS) ed antidolorifici, a mio parere deve trovare uno spazio limitato nel tempo e nel dosaggio.

L'Intervento Chirurgico all'Anca

L’intervento di sostituzione protesica, rappresenta per il paziente la soluzione definitiva per un sintomo che lo accompagna da lungo tempo e che pregiudica le normali attività quotidiane, sia lavorative che sociali, che affettive.
Attualmente l’intervento di sostituzione protesica che personalmente eseguo con frequenza quotidiana, grazie al miglioramento dei materiali protesici, delle tecniche di anestesia, di controllo del dolore e della fisioterapia post-operatoria, è diventato una prassi consolidata.
Rispetto solo a pochi anni orsono i materiali delle protesi sono decisamente evoluti.
La protesi d’anca è fatta di alcune componenti che sono diverse e vanno comprese.
Vi è il materiale che va a contatto con l’osso, che è costituito dallo stelo protesico e dalla coppa (neoacetabolo). Questi sono costituiti prevalentemente da titanio la cui lavorazione e l’eventuale rivestimento danno la garanzia di crescita dell’osso attorno alla protesi, in modo che la protesi diventi un tutt’uno con l’osso e si può chiamare protesi biologica.
Le superfici d’attrito, il cossidetto giunto o snodo, sono costituite da un accoppiamento di ceramica, sia sul versante acetabolare, sia sulla testina che si applica allo stelo protesico. La ceramica è addizionata con allumina e viene chiamata Biolox Delta. L’allumina ha due capacità: rende la ceramica più tenace e contribuisce a diminuire l’usura. In alternativa alla ceramica Biolox Delta, nel versante acetabolare si può applicare un inserto in polietilene reticolato, che recentemente è stato addizionato con vitamina E, che ha la proprietà di diminuire l’ossidazione. Tutto ciò contribuisce a diminuire l’usura. Di fatto, personalmente parlo di mininvasività non tanto in relazione al piccolo accesso chirurgico, alla diminuzione dei giorni di degenza in ospedale, ma con il concetto di mininvasività intendo ottenere il miglior posizionamento della protesi in ogni paziente, essendo così sicuro che esca dalla sala operatoria al termine dell’intervento con una protesi posizionata nel modo ottimale, di modo che negli anni a venire si allontani sempre di più la necessità di ricorrere ad un intervento di revisione (sostituzione), della protesi.

Perciò la maggior soddisfazione che personalmente mi danno i pazienti, è data dal fatto che mi dicono che se avessero saputo dell’intervento l’avrebbero fatto prima; oppure quando mi dicono di essersi dimenticati di avere una protesi, tanto la loro vita sociale, lavorativa, affettiva ed anche sportiva è divenuta normale.

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